Wolfgang un prodigio? Sapeste sua sorella...
— Luca Fraioli, Il Venerdì di Repubblica, 27 gennaio 2006
Cominciò a suonare a tre anni. A quattro già componeva. A cinque impiegava appena mezz’ora per imparare ed eseguire alla perfezione un brano di media difficoltà. E a sei si esibiva di fronte alle corti di mezza Europa.
Se c’è qualcuno che ha incarnato alla perfezione l’ideale del bambino prodigio, costui è Wolfgang Amadeus Mozart. Le ricostruzioni dell’infanzia del musicista, nato a Salisburgo nel 1756, sono un susseguirsi di aneddoti sulla sua straordinaria abilità. Come quando il piccolo Wolfgang mostrò orgoglioso la sua prima partitura al padre Leopold, che all’inizio vide solo macchie d’inchiostro, per poi riconoscere (pare tra le lacrime) le note e commentare: “Peccato che non se ne possa far nulla, è così difficile che nessuno sarebbe in grado di suonarlo”. Si narra anche del primo incontro tra Mozart, che aveva cinque anni, e un violino: nessuno gli aveva insegnato come usarlo, ma lui lo prese e lo suonò alla perfezione. O di quando, nel 1762, diretto con la famiglia a Vienna, si ingraziò i severissimi ispettori doganali che controllavano chi risaliva il Danubio, esibendosi per loro in un minuetto.
I primi anni di vita di Mozart furono un susseguirsi di successi. Che per lui siano stati anche anni felici è tutto da dimostrare. Di sicuro furono faticosi, per le tante ore di studio quotidiano, ma soprattutto per le tournée: la famiglia Mozart attraversò in lungo e in largo l’Europa a bordo della propria carrozza. E una volta arrivati nelle città, il piccolo Amadeus si esibiva anche due volte al giorno in concerti che duravano ognuno da un’ora e mezza a tre ore. Insieme a lui suonava la sorella Maria Anna, detta Nannerl, più grande di cinque anni.
“Già, perché in quella famiglia i bambini prodigio erano due” dice Rita Charbonnier, autrice del romanzo La sorella di Mozart. “Non sapremo mai se Nannerl fosse un genio assoluto come il fratello. Certo, lei non ha avuto le stesse possibilità di Wolfgang. Finché era molto piccola Leopold Mozart la fece partecipare alle tournée familiari. Ma quando con l’adolescenza cominciò a essere non più ‘spendibile’ come bambina prodigio, la sua strada si separò da quella di Amadeus. Le vite dei fratelli Mozart presero due direzioni completamente diverse nel 1770, l’anno del viaggio in Italia di Wolfgang. Leopold decise di andare solo con il figlio maschio, a quanto pare per risparmiare denaro. Non solo, chiese a Nannerl di impartire lezioni di musica alle ricche signorine salisburghesi per pagare le spese di viaggio del fratello”.
E pensare che il talento di Mozart per le note era emerso proprio grazie alla sorella, durante le lezioni di clavicembalo che papà Leopold impartiva a Nannerl, quando lei aveva otto anni. “Nel libro” continua la Charbonnier “ho voluto raccontare quanto sia difficile per un talento esprimersi, se le circostanze non sono quelle giuste. E per Nannerl essere una donna del ‘700 è stata decisamente una circostanza avversa”. Forse l’unico a riconoscere le sue qualità artistiche fu proprio Wolfgang. “Ci sono lettere in cui le scrive: ‘Ti prego, componi di più, il vero talento sei tu’. Ma lei rimase tutta la vita schiacciata dall’ingombrante figura paterna. Il fratello, ribelle, riuscì invece a conquistare una sua autonomia”.
Eppure la sorella maggiore, “sacrificata” per la gloria del fratello, un po’ come sarebbe successo più tardi a Fanny Mendelssohn, non serbò mai rancore. Anzi fu lei, con le sue lettere agli editori più importanti dell’epoca, la prima a creare il mito di Mozart quando, nel 1791, a 35 anni, il genio scomparve. Colto da una morte precoce, come il talento.
Luca Fraioli, Il Venerdì di Repubblica, 27 gennaio 2006