Suggestioni: La sorella di Mozart
— Florence Meney, Radio-Canada, Canada, 28 giugno 2006
E’ l’anno del 250esimo anniversario dalla nascita di Mozart. E forse vi irrita il fatto che questa figura primaria della musica classica compaia ovunque e in tutte le salse, comprese quelle letterarie. Benvenuti nel club.
Ciò detto, La sorella di Mozart, pubblicato in francese da Editions du Seuil e recentemente uscito in Canada, è una goccia di freschezza nelle nostre letture estive, che si può caldamente consigliare. Questo debutto letterario privo di arroganza è nato dalla penna di Rita Charbonnier, giornalista italiana e grande amante di Mozart. Nel costruire una trama leggera, estremamente scorrevole, l’autrice attinge alla storia vera di una relazione privilegiata, quella tra Mozart bambino e la sorella maggiore, Maria Anna Walburga Ignatia Mozart, detta Nannerl.
Un genio musicale soffocato.
Fatti veri e documentati: Nannerl, come il fratellino, era un genio musicale. I piccoli Mozart avevano un rapporto molto saldo durante l’infanzia. Sotto la guida severa del padre, si esibirono insieme in concerto nelle grandi città europee. Tuttavia, con il passare degli anni, il talento del maschio esplose, saggiamente nutrito dal padre, mentre quello della femmina fu soffocato e lei si vide scartare dal cammino del riconoscimento pubblico.
Dove si ferma la verità, e dove comincia la finzione? Rita Charbonnier sfuma abilmente i contorni dell’una e dell’altra. Il suo romanzo dipinge un Leopold Mozart molto antipatico, tirannico, determinato a schiacciare il talento e la creatività di sua figlia, nel nome delle convenienze; poiché le brave ragazze non suonano il violino e non compongono; le brave ragazze si accontentano di dare lezioni di musica alle pupille dell’aristocrazia. Con un sentore di contessa di Ségur, e a un punto tale che il lettore si domanda come può un padre essere così abietto.
Estratto.
Leopold fissava i tre scalmanati con due iridi che da azzurre sembravano essersi fatte color pece; quindi, a passi scanditi, s’avvicinò alla figlia.
“Nannerl, questa è l’ultima volta che tocchi un violino. Ridammelo” disse, e le tese il palmo.
Le mani di lei non ubbidirono. S’erano anchilosate e formavano un tutt’uno con la cassa armonica.
“Il violino non è uno strumento per le bambine. Non dovrai suonarlo mai più. Mi hai capito, Nannerl?”
Il cuore della piccola scomparve. Al suo posto c’era il vuoto, la stasi, il silenzio.
Toccare il fondo.
Nannerl è dipinta come una ragazza, e poi come una donna, di grandissimo talento; piena di carattere, di cultura, di valori umani e di sensibilità. Ama profondamente un fratello in nome del quale uccide la propria vocazione musicale, finanziando i costosi viaggi del piccolo prodigio, e poi immergendosi nell’amarezza, sotto un giogo famigliare troppo pesante. L’eroina tocca il fondo e arriva a negare le proprie creazioni, prima di rinascere alla vita, all’amore e soprattutto alla musica.
La narrazione, a volte molto sentimentale, rappresenta un affascinante viaggio nel tempo, in una storia che si tinge d’immaginario, nel cuore dell’Europa della musica e dei saloni. E’ anche una requisitoria contro l’educazione delle ragazze, che all’epoca era senz’altro molto costrittiva. Vediamo reprimere senza pietà le aspirazioni e gli slanci femminili, in una prospettiva femminista forse un pochino caricaturale, ma cosa importa! Resta alla fine un sentimento gradevole, una fede nell’Umanità e nell’arte, che possono salvare e ricongiungere quel che è stato diviso.
Florence Meney, Radio-Canada, 28 giugno 2006