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Rita Charbonnier ::: Domande e risposte - Le due vite di Elsa

Dopo La sorella di Mozart e La strana giornata di Alexandre Dumas, hai scritto Le due vite di Elsa. Elsa chi?

Elsa e basta. O meglio: la protagonista del romanzo ha un cognome, Puglielli, ma non è una persona famosa. Non è una grande artista, né è legata a un grande artista. Non è, per la prima volta, un personaggio realmente esistito; ma forse è la più vera di tutte le mie eroine.

Sullo sfondo, però, c'è Anita Garibaldi.

Sullo sfondo, infatti. Anita è una potente figura simbolica che irrompe nella vita di Elsa e la costringe a confrontarsi con la sua tendenza a crogiolarsi nei propri problemi, anziché risolverli.

In una frase, qual è il tema del romanzo?

E' una storia sull'importanza di dialogare con i propri fantasmi del passato, per poter vivere il presente.

Quindi è un romanzo psicologico.

Alla base di tutti i problemi della protagonista c'è un pesante segreto familiare che lei ha rimosso; e a un certo punto della storia, Elsa viene ricoverata in una clinica psichiatrica. Quindi sì, c'è molto scavo psicologico. Ma c'è anche molta azione.

Avresti potuto ambientare la storia al giorno d'oggi, e invece hai scelto l'era fascista. Perché?

Un periodo di dittatura, omologante, mi è sembrato perfetto per contestualizzare la ricerca della propria identità, della propria unicità, da parte della mia protagonista. Inoltre alcuni anni fa mi fu raccontato un episodio che avvenne nei primi anni '30, e che mi colpì al punto da decidere di inserirlo nel romanzo. Come sappiamo, Garibaldi era nato a Nizza e fece seppellire Anita nel cimitero di quella città. Nizza però poi divenne territorio francese e quando, nel 1931, il governo italiano chiese alla Francia la restituzione della salma, ottenne un "no". Allora Ezio Garibaldi (figlio di Ricciotti Garibaldi, che era figlio di Giuseppe e Anita) andò a rubare la bara della nonna, nottetempo, nel cimitero di Nizza. Un episodio davvero romanzesco.

Ma è successo davvero?

Temo di no. Si tratta, come ho scoperto in seguito, di una diceria non provata; ma questo non ne intacca i significati simbolici. Lo stesso Inno di Garibaldi inizia con le parole: "Si scopron le tombe, si levano i morti, i martiri nostri son tutti risorti..."

Dialogare con i fantasmi del passato, quindi.

Esattamente. Il furto della bara di Anita, e il successivo trasferimento delle spoglie a Roma, nel romanzo sono raccontati parallelamente alla vicenda personale di Elsa; una storia, pubblica, si rispecchia nell'altra, privata.

Che cosa ti spinge ad ambientare i tuoi romanzi in epoche passate?

Non è una scelta mirata. Sono sempre stati i personaggi ad accompagnarmi nella loro epoca. Alla base dei miei racconti c’è una ricerca psicologica: quello è il centro del mio interesse, che va ben oltre il contesto storico. Ne Le due vite di Elsa la trama si sviluppa attorno al conflitto interiore della protagonista, che lotta per esprimersi, che non riesce neppure a parlare, oppressa da restrizioni sociali e familiari. L’ambientazione storica è solo una conseguenza.

Ne La sorella di Mozart il tema della musica è fondamentale, e ne La strana giornata di Alexandre Dumas è raccontata la messa in scena di un'opera di Piccinni. Mentre qui, per la prima volta, la musica non c'è. Peccato.

Però c'è il mondo del teatro. Elsa interpreta il ruolo di Anita Garibaldi in una pièce ed è circondata da impresari cialtroni, primi attori severi e giovani interpreti fascinosi. Inoltre nel testo sono citate diverse canzoni del tempo: canzoni graziose, che ognuno di noi ha avuto modo di ascoltare o canticchiare almeno una volta. E poi... nella vita si cambia, si cresce, si va avanti!

Ora che stringi tra le mani Le due vite di Elsa, ricordi com’è stato scriverlo?

Faticoso, più degli altri romanzi. È un viaggio delicato e allo stesso tempo complesso nell’essenza di Elsa, alla ricerca della sua identità, che emerge dopo un difficile percorso di rielaborazione delle sue memorie e dei suoi segreti.

Per concludere: in poche parole, perché hai scritto questo romanzo?

Per necessità. Ne avevo un bisogno bruciante. E spero che ne sia venuta fuori un'opera sincera.

Potranno essere aggiunte nuove domande su richiesta dei lettori. Se hai altre curiosità da soddisfare, mandami pure un messaggio. Grazie.

 

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