Approfondimenti
Quando la musica è la Musa
— Susanne Dunlap, autrice di Emilie’s Voice, Liszt’s Kiss e The Musician’s Daughter
Articolo pubblicato su Historical Novels Review n. 44, maggio 2008
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Il numero della rivista sul quale è comparso l’articolo. |
Per un autore di romanzi storici, mettere un musicista al centro della propria opera non dovrebbe essere molto diverso dal mettervi un personaggio di altra natura; tranne il fatto che, probabilmente, i musicisti sono meno conosciuti dal grande pubblico (con qualche eccezione). D’altra parte, nel ricreare il mondo di un compositore del passato, anche il più celebre, lo scrittore si trova a fronteggiare una difficoltà specifica: come si presenta la musica sulla pagina stampata? Non mi riferisco alla forma dello spartito, una sorta di comunicazione in codice che ha lo scopo di essere ricreata dall’interprete in un’esperienza artistica. Mi riferisco piuttosto a questo problema: è possibile trasportare il mondo sonoro di un’epoca storica nel mondo verbale del romanzo? […]
Rita Charbonnier conosce la musica e ha una naturale affinità con le composizioni di Mozart, e questo è stato il punto di partenza del suo lavoro; scoprire poi che il Maestro aveva una sorella sconosciuta e di grande talento ha messo in moto la sua immaginazione creativa. […] Nannerl Mozart, le sue frustrazioni e le limitazioni imposte dal suo sesso sono i temi centrali del romanzo, ma la sfida più importante dell’autrice (secondo le sue stesse parole) è stata affrontare “Mozart, un grande personaggio le cui vicende biografiche e artistiche sono note a moltissime persone. Dovevo decidere con chiarezza dove porre la linea di confine tra realtà e finzione. Non sapevo se mettermi nei panni del restauratore, che colma le parti mancanti del quadro tentando di ridipingerle com’erano all’inizio, oppure dell’architetto, che costruisce un edificio nuovo sui pilastri del vecchio. Alla fine ho scelto questa seconda strada, ma con molta fatica emotiva.”
In una scena de La sorella di Mozart, Nannerl è rabbiosa e depressa poiché le è appena stato detto che deve stare a casa e dare lezioni di pianoforte per sostenere la famiglia, mentre suo padre e suo fratello faranno un viaggio in Italia. Da un suo confronto col più giovane e impetuoso Mozart si evidenzia con chiarezza il carattere del grande compositore, per come la Charbonnier l’ha immaginato.
“Io ho provato a convincerlo” mormorò dopo un lungo sospiro “ma sai benissimo che è un’impresa impossibile. Che cosa avrei dovuto fare? Rifiutarmi di partire anch’io?”
Gli parve di scorgere in lei un segno di assenso; ma era soltanto la sua immaginazione, perché Nannerl era rimasta immota.
“Ci ho pensato, ma poi ho concluso che nessuno, nei miei panni, l’avrebbe fatto. Riflettici: avrei dovuto rinunciare ad un’opportunità così grande per la mia carriera, per la mia vita stessa? Neanche tu, al mio posto, lo faresti… coraggio, ammettilo.”
Lei si arrotolò su se stessa, creando un baratro mentale tra sé e quelle parole.
Il ragazzo decise allora di essere più onesto. “Io non posso restare in provincia, Nannerl. Davvero, non posso! Qui la vita non è che una ripetizione di balletti stanchi per una marmaglia di ricconi ottusi. C’è tanta musica nuova dentro di me… e so che potrò farla esplodere solo nella libertà di conoscere il mondo.”
Lei forse era riuscita davvero a rendersi temporaneamente sorda.
Ed ecco la difficoltà principale che hanno gli scrittori con le figure storiche celebri: quella di superare le immagini consolidate e il forte attaccamento emotivo dei lettori rispetto a individui che essi sentono di conoscere già bene. Gli amanti di Mozart potrebbero trovare sgradevole vederlo dipinto come un ragazzino ambizioso ed egocentrico che, pur comprendendo i sentimenti di sua sorella, non riesce a distogliere lo sguardo dalla propria carriera. La Charbonnier ha risolto il problema (come fanno molti) nel concentrarsi non tanto sul personaggio famoso, quanto sui meno famosi individui che lo circondano. Mozart emerge come una personalità decisa e sanguigna nel romanzo, ma le nostre simpatie si dirigono senza dubbio sulla sorella repressa. […]
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Ritratto di Nannerl Mozart a dodici anni. |
Eppure il problema della musica rimane, al punto che ci si chiede se è davvero possibile esprimere con le parole quel che la musica significa e ha significato nelle vite di compositori e interpreti. L’autrice ha ammesso di aver saputo fin dal principio che per delineare il ritratto di Nannerl Mozart era necessario “raccontare non solo il suo amore per la musica, ma anche l’amore che la musica, in qualche modo, prova per lei. Bisognava tentare di esprimere la potenza di questa arte e la sua capacità di trasfigurare le emozioni, e comunicarle in modo ad un tempo universale e soggettivo. Insomma, non potevo assolutamente aggirare il problema.”
La Charbonnier ha la fortuna di poter attingere ad abilità personali che l’hanno aiutata ad entrare quasi fisicamente nel mondo musicale di Nannerl. Ecco come lei stessa descrive il processo attraverso il quale ha trasformato la musica in parole: “Ricordo quando ho scritto la pagina relativa alla Fantasia KV 397, un pezzo di Mozart che amo particolarmente. Volevo che suonarlo pacificasse Nannerl con i suoi fantasmi del passato e le facesse comprendere alcune cose che Wolfgang le aveva detto, ma che lei non aveva voluto ascoltare. Allora ho programmato la ripetizione continuata del cd sul mio impianto stereo, quindi mi sono seduta sul divano, che è proprio accanto al pianoforte, col computer portatile sullo sgabello del pianoforte stesso e lo spartito della Fantasia poggiato su una sedia. Ascoltando la musica proveniente dalle casse, osservando di tanto in tanto le note stampate, buttavo giù a ruota libera le immagini visive ed emotive che mi comparivano davanti agli occhi, e poi interrompevo il cd e mi alzavo e suonavo io stessa alcuni passaggi, e poi tornavo ad appuntare quel che mi veniva da appuntare, e intanto piangevo come una fontana… Questo è stato essenzialmente il modo in cui ho cercato di trasferire l’esperienza musicale sulla pagina scritta.”
E il risultato è una fantasia verbale trascinante per il lettore così come la musica è trascinante per chi la ascolta:
D’improvviso una violenta cascata di suoni invade l’intero spazio, e le mani velocissime percorrono la tastiera da un estremo all’altro, incrociandosi, e poi due accordi diradati e un finale inverosimile, che stravolge ogni premessa. E’ un gioco di bambini che rincorrono la palla, a piedi scalzi, e ti fanno la linguaccia, oppure un carillon che si bea della propria petulanza, e che ti martella con quei suoni appuntiti, e tu pensi: prima che il brano si concluda, dovremo necessariamente tornare all’inizio! Dovremo recuperare il dolore, e così chiudere il cerchio…
Ecco, forse è proprio questa la fondamentale caratteristica della musica che si può trasportare sulla pagina scritta: la sua intrinseca capacità di commuovere chi ne fruisce. […]
Ma qual è la valenza dell’arte musicale in se stessa? La musica è sufficientemente importante, nella storia dell’umanità, da legittimare un interesse esclusivo, da racchiudere in sé il potere di illuminare addirittura un’epoca? […] Se i racconti di guerre e battaglie, sconvolgimenti politici e scoperte straordinarie hanno riguardato le donne in modo assai periferico, io credo che esista invece un rapporto peculiare tra le donne e la musica, che rappresenta una sorta di microcosmo nella storia. Come la Charbonnier ha dimostrato così acutamente ne La sorella di Mozart, le donne potevano avere lo stesso talento degli uomini, lo stesso ineffabile sentire per la musica, la stessa abilità nell’interpretarla, ed essere comunque ostacolate nel realizzare tale potenziale da strutture sociali che dicevano: “le signore beneducate non devono suonare il violino, o esibirsi in pubblico, o competere con gli uomini”. […]
La musica evidenzia ad un tempo il potere e i limiti delle donne, e proprio per questo, credo, io stessa mi sono gettata nella storia di questa arte non solo come studiosa, ma anche come autrice di narrativa. Trasferire l’esperienza della musica sulla pagina, sia dal punto di vista dell’ascoltatore che dell’interprete, rappresenta una sfida da molti punti di vista. […]
Forse il premio più appagante che può venire dall’aver scritto un libro di qualunque genere risiede nello scoprire che un lettore ne ha ricavato qualcosa di buono. Tempo fa trovai su un blog un commento di una ragazza che aveva letto il mio romanzo Liszt’s Kiss, e che dichiarava di aver deciso di suonare il pianoforte appena giunta all’ultima pagina; e questo mi ha interamente ripagata del difficile, estenuante processo di scrittura, revisione e promozione del libro stesso. In fin dei conti, qual è lo scopo del romanzo storico? Quello di riportare alla vita alcuni aspetti del passato; quello di far respirare la storia, qui ed ora, sulla pagina. Se, dunque, il lettore riesce a vedere gli ambienti descritti, tastare la stoffa degli abiti, sentire l’odore dei cibi o degli escrementi, soffrire per la ferita inferta da una spada o gioire per la brezza che spira sul mare, lo scopo è raggiunto; ma lo è ancor più se il lettore riesce a udire la musica che ha sottolineato le vite dei personaggi. Se anche questo accade, quella piccola parte del nostro passato sarà stata apprezzata in un modo nuovo.
Spero che molti altri romanzieri decidano di cimentarsi con la musica e i musicisti. Benvenuti! Centinaia di storie aspettano di essere raccontate.

