Nannerl, sorella di Amadeus

Maria Anna Walburga Ignatia Mozart, affettuosamente chiamata ‘Nannerl’ dai familiari, suonava il clavicembalo con maestria fin da quand’era una bambina, e le sue mani paffute arrivavano appena all’estensione di una quinta. Alla tenera età di cinque anni si esibiva in pubblico, stupefacendo le gentildonne e i gentiluomini convenuti con le splendide melodie che sapeva creare. Ma il suo momento di gloria durò poco. La madre diede alla luce un altro figlio: il suo nome era Wolfgang. Su questa vicenda e sul romanzo che ne è nato, La sorella di Mozart, abbiamo intervistato l’autrice, Rita Charbonnier.

D. Il più grande compositore di tutti tempi aveva una sorella, Nannerl, dotata a sua volta di un eccezionale talento musicale: La sorella di Mozart si basa su questo dato storico. Quanto c’è di inventato, viceversa, nel romanzo?
R. E’ quasi tutto vero, non mi sono concessa troppe libertà. I personaggi principali sono tutti esistiti, tranne uno…

D. Quale?
R. Un personaggio femminile fondamentale. Non è Nannerl, naturalmente! Per il resto ho aggiustato alcune date, ideato molti episodi, ma nella sostanza mi sono attenuta ai fatti. La parte d’invenzione riguarda soprattutto la psicologia dei personaggi, il loro modo di agire e le ragioni per le quali agiscono proprio in quel modo; e non potrebbe che essere così, poiché ognuno di loro, come direbbe uno psicologo, è una parte dell’autore.

D. Il romanzo prende vita da un romantico scambio epistolare tra Nannerl Mozart e l’ufficiale di corte Armand d’Ippold. Si tratta di lettere autentiche?
R. La corrispondenza è tutta di fantasia, sia quella tra Nannerl e Armand, sia quella tra Wolfgang e Nannerl. Ma Nannerl amò realmente, ricambiata, l’ufficiale d’Ippold, e anche il rapporto tra lei e suo fratello è ricalcato sulla realtà: un rapporto fatto di complicità, reciproco affetto e frequenti canzonature, soprattutto da parte di lui.

D. Perché ha deciso di raccontare la storia di Nannerl?
R. Alcuni anni fa stavo lavorando ad un articolo per una rivista di teatro, sul tema delle donne che svolgono professioni tradizionalmente riservate agli uomini, come quella del regista o del drammaturgo. Nel preparare un piccolo excursus storico, ripresi il saggio di Virginia Woolf Una stanza tutta per sé, che fu concepito anche come risposta a quanti (meno di un secolo fa!) sostenevano l’inferiorità intellettuale delle donne. Per dimostrare che le donne non sono di certo incapaci di pensare, ma che nell’esprimere il loro pensiero incontrano talvolta difficoltà enormi, la Woolf traccia la biografia di un’immaginaria sorella di Shakespeare che, pur dotata dello stesso talento, non sarebbe riuscita a manifestarlo. E allora d’improvviso mi balenò davanti agli occhi la figura di Nannerl, della quale avevo avuto vaga notizia durante i miei studi musicali: casi come questo, pensai, sono accaduti nella realtà!

D. Prima di elaborare il romanzo, avrà dovuto effettuare ricerche storiche accurate.
R. Non appena decisi seriamente di affrontare l’argomento, mi presi una vacanza e partii per Salisburgo, allo scopo di accedere alla biblioteca del Mozarteum e visitare i luoghi nei quali i Mozart nacquero e vissero; e più andavo avanti, e più mi convincevo non solo che dovevo raccontare quella storia, ma che quella storia meritava di essere raccontata. In una delle due case-museo della famiglia Mozart c’è una stanza dedicata a Nannerl, e vi troneggia una scritta a caratteri cubitali: “Abbandonò la propria carriera artistica a vantaggio di suo fratello”. Quando la vidi, rimasi sconvolta al pensiero che nessuno avesse ancora deciso di raccontare una vicenda dal potenziale drammatico così elevato, e che praticamente è sempre stata sotto gli occhi di tutti.

D. Anche le biografie di Mozart citano di rado la sorella, e in modo molto marginale. Perché, a suo parere, questa figura è stata generalmente così sottovalutata?
R. Forse perché nel nostro immaginario c’è già Salieri, accanto a Mozart, ad occupare il posto della figura meno realizzata. La differenza fondamentale è che Salieri è la rappresentazione dell’invidia, mentre la mia Nannerl non è mai invidiosa di suo fratello. Conosce e comprende troppo bene la musica per non amare senza riserve quella di Wolfgang Amadeus.

D. Che cosa pensa della leggenda che vede Salieri responsabile della morte di Mozart?
R. Nel romanzo, implicitamente, do una risposta anche a questa domanda… a livello personale credo si tratti appunto di una leggenda. Anche le opere più riuscite, come lo splendido testo teatrale di Peter Shaffer, Amadeus, e l’altrettanto splendida sua sceneggiatura sulla quale Milos Forman ha creato il film, raccontano come Salieri abbia magari favorito il declino di Mozart, ma di certo non l’abbia avvelenato.

D. Anche in Amadeus, Nannerl non è neppure menzionata. Come mai, secondo lei?
R. E’ semplice, in realtà: perché la storia si concentra sugli ultimi anni di Mozart a Vienna, quando lui e la sorella non avevano più contatti. I due erano legatissimi durante l’infanzia, ma nel tempo il loro rapporto si guastò. Come e perché questo accadde, lo racconto nel romanzo…

D. Tornando alla morte di Mozart, le risulta che vi sia una spiegazione definitiva?
R. Esistono varie ipotesi e nessuna certezza; forse è morto per le conseguenze di una nefrite, forse addirittura di salasso. Quel che è certo è che la medicina dell’epoca fa spavento, e che ciò che oggi si cura con facilità poteva causare, allora, una rapida morte. Ed è così triste che abbia causato la morte prematura di un tale genio… se fosse arrivato ad ottant’anni, come sua sorella, in quale territorio avrebbe portato noi, e la Musica?

Infinitestorie, gennaio 2006

 

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