Rassegna stampa

Nannerl ci insegna ad amare la musica

— Nevio Galeati, Il Resto del Carlino, 24 giugno 2006

 

Ancora due appuntamenti, oggi, con le Mozartiadi di Ravenna Festival. [...] Alle 22 ci si sposterà nel cuore del centro, in Corte Cavour, per l’incontro con la scrittrice Rita Charbonnier e il suo romanzo La sorella di Mozart (Corbaccio editore). A seguire, strumentisti dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini [Stefano Rimoldi e Federico Galieni al violino, Daniele Fiori al violoncello] eseguiranno note brillanti e rococò di Luigi Boccherini.

Rita Charbonnier, romana, ha studiato pianoforte e canto operistico ed è stata attrice. La sorella di Mozart, suo primo romanzo, è stato tradotto in olandese, tedesco, francese e spagnolo.

Rita Charbonnier, com’è arrivata a Nannerl Mozart?
Una prima volta me ne parlò mia sorella, con un intento quasi femminista… Anni dopo, stavo scrivendo un articolo sulle donne che fanno mestieri ‘da uomo’ e trovai il saggio Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, concepito anche come risposta a quanti sostenevano l’inferiorità intellettuale delle donne (vedi anche questo articolo). E leggere cosa sarebbe successo se Shakespeare avesse avuto una sorella geniale quanto lui, mi ha acceso un flash: Mozart aveva avuto davvero una sorella geniale. Ma non ne sapevo nulla. Perché non lavorare attorno a questo tema? Anni dopo ancora ho iniziato le ricerche, sono stata a Salisburgo per raccogliere materiale. E ho appunto scoperto come su di lei ci sia pochissimo, solo accenni. Ho letto le lettere di Amadeus, in cui lui loda le composizioni di Nannerl. Tutto questo non era sufficiente. Così ho visitato i luoghi in cui lui ha vissuto, ho studiato molto e alla fine, ecco, è arrivato il libro.

Come definirebbe il suo lavoro?
Un romanzo storico, con intenti divulgativi. Avevo bisogno di raccontare questa vicenda, il dolore e la fatica di esprimere il proprio talento in un periodo in cui per le donne non era possibile. Poi è stata l’occasione per parlare di Mozart e della sua musica. E se anche una sola persona, leggendo il libro, si appassionerà alla musica, ecco, vorrà dire che sono riuscita nel mio intento.

Lei ha studiato pianoforte e canto. Questo ha influito sullo stile di scrittura?
L’intera struttura del romanzo richiama una composizione: due parti, un’ouverture, il finale intitolato ‘Scherzo’. Anche qui la mia passione per la musica è esplicita. Così ho cercato anche nella scrittura di usare tempi, pause, colpi di scena, in modo ‘armonico’, come una composizione musicale, appunto.

Tornando alla trama, quanto ha inventato e quanto invece corrisponde alla storia?
I personaggi sono tutti veri, tranne uno, che però non svelo. Com’è vero il rapporto con Armand d’Ippold, che Nannerl amò e dal quale fu ricambiata. La corrispondenza fra i due, invece, è tutta inventata, così come ho ricostruito e ricreato un ‘motivo’ per la rottura fra lei e Amadeus, che però avvenne davvero. E la parte d’invenzione è quella sulla psicologia dei personaggi. Ho cambiato, naturalmente, anche il linguaggio dei dialoghi, per renderlo più vicino a noi.

Il genio di Salisburgo appare spesso molto duro, oltre che ‘scatenato’. Perché?
Mozart voleva che Nannerl si dedicasse alla musica, ma la provocava, cercava di scuoterla. Forse sbagliava i modi, ma pensava al bene di lei. Sull’aspetto scapestrato, be’, le sue opere immortali sono intense e piene di ‘violazioni’; anche lui doveva essere così.

Nevio Galeati, Il Resto del Carlino, 24 giugno 2006

 

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