Rassegna stampa

Libri. La Lente: Rita Charbonnier

— Annalisa Stancanelli, InOut, novembre 2009

 

Scoprire un nuovo autore, o, come in questo caso, una nuova autrice è sempre un’esperienza indimenticabile; scorrendo le pagine dell’ultimo libro di Rita Charbonnier, La strana giornata di Alexandre Dumas, abbiamo aperto una finestra sul mondo della bella e sensibile Rita e abbiamo deciso di saperne di più.

Il vulcanico scrittore Salvo Zappulla, protagonista di Intorno alla scrittura e autore di un Racconto per InOut, ci ha regalato il contatto telefonico con la scrittrice e così anche la Charbonnier sarà protagonista della nostra Lente.

L’ultimo romanzo pubblicato per Piemme, che darà alle stampe anche il prossimo al quale Rita sta lavorando per il 2011, nasce mentre la scrittrice era ancora al lavoro su La sorella di Mozart e conduceva ricerche in una biblioteca. “Nello sfogliare una vecchia enciclopedia” ricorda Rita “incontrai con lo sguardo una voce su una cantante d’opera che fu scambiata nella culla, lei di nobili origini, con un neonato di vile condizione. Era la mia protagonista: Maria Stella Chiappini. L’idea di raccontare il mondo dell’opera, con i suoi divi, le sue eccentricità e le sue passioni, mi affascinò; ma ancor più mi colpì la questione dello scambio nella culla. Credo che scoprire, una volta adulti, di non essere figli dei propri genitori sia uno choc in grado di far vacillare la personalità di chiunque. Siamo figli di chi ci genera o di chi ci alleva? Se fossimo stati allevati da qualcun altro, saremmo persone diverse?”.

A questi interrogativi Rita ha dato una risposta avvincente con La strana giornata di Alexandre Dumas. Il romanzo coniuga sapientemente ricostruzione storica, il contesto storico-politico francese in cui Dumas scrisse le sue opere, e fantasia. Delinea i caratteri del panorama artistico-musicale del tempo, inserisce l’elemento poetico con il binomio Italia-Francia, ricorda le commedie plautine con il motivo centrale dello scambio di neonati e mescola elementi intriganti quali storie d’amore, notazioni astrologiche, consigli di scrittura e composizione narrativa. La vicenda raccontata è insolita: conquista per la stranezza e magia del personaggio femminile, Maria Stella, astrologa anziana ma vivacissima, protagonista ella stessa di una vicenda romanzesca, e l’interesse suscitato dal personaggio maschile, Dumas, alle prese con le crisi creative che spesso contraddistinguono i romanzieri anche di oggi. Domina il romanzo la sapiente regia dell’autrice capace di creare suspence e cambi di scena veloci e insospettati, come in teatro. Un mix di cultura musicale, sensibilità femminile, accurata documentazione storica che incanta, il tutto offerto all’interno di una scrittura godibile, ricca di momenti di introspezione psicologica e di parentesi ironiche.

Mentre lavora al prossimo romanzo Rita ci confessa di leggere in contemporanea tre libri molto diversi (confermando così la sua pluralità di interessi, la sua vivacità intellettuale e curiosità): il romanzo Certi bambini di Diego De Silva, il saggio psicoanalitico Diario di una segreta simmetria di Aldo Carotenuto, e Guerra per bande di Che Guevara. Poi in coda di lettura c’è Il metodo antistronzi di Robert I. Sutton (“ebbene sì”), L’isola di Arturo di Elsa Morante (“che ancora non ho letto”), D’amore e ombra di Isabel Allende.

Ed ecco per voi lettori de La Lente qualche chicca su Rita, donna gentile, intelligente, sensibile e tecnologicamente avanzata (un mix intrigante di passato e presente la Rita, pare che abbia presentato il suo ultimo libro vestita in costume!).

Le origini.
Il mio rapporto con le lettere stampate è iniziato molto presto. In famiglia mi hanno insegnato a leggere attorno ai quattro anni, e quasi subito ho preso a scrivere improbabili poesiole e raccontini. Sono stata un’avida lettrice e una scrittrice in erba più o meno fino alla fine del liceo; da lì in poi ho quasi del tutto abbandonato la scrittura. Ho fatto l’attrice e per diversi anni ho letto quasi esclusivamente drammi, copioni e testi sul teatro. Ogni tanto tornavo ad accarezzare l’idea di scrivere, ma la vedevo come un’attività troppo al di fuori della mia portata. Mi sottovalutavo, come tante donne sono portate a fare. Sono arrivata a vedere pubblicato il mio primo romanzo alla bella età di quarant’anni; e non a caso, è la storia di una donna che tenta di esprimere la propria creatività ma incontra diversi ostacoli, esterni e soprattutto interiori: La sorella di Mozart.

Riesci a riconoscere nella tua scrittura qualche modello narrativo di specifici autori?
Non so dirti con precisione quali siano i miei modelli narrativi. Amo molto alcuni scrittori, ma non per questo cerco di ispirarmi a loro. Ti farò un esempio che può apparire bizzarro a chi conosce i miei due romanzi che finora sono stati pubblicati: Ian McEwan. Che cosa c’entro io con lui? Niente. Potrò mai avvicinarmi a un simile grandissimo scrittore? Improbabile. Amo molto McEwan perché sotto una freddezza apparente è capace di comunicare al lettore emozioni intense e talvolta persino violente. Molti autori mi hanno fatto ridere a crepapelle (Mark Twain e Groucho Marx più di tutti), molti mi hanno fatto piangere (da Marjorie Kinnan Rawlings con Il cucciolo, che ho letto da bambina, a Elsa Morante con La Storia a, in tempi relativamente recenti e in un ambito assai diverso, Khaled Hosseini con Il cacciatore di aquiloni). Molti autori mi hanno sopraffatta con le meraviglie che sono stati capaci di creare (penso ad esempio ai grandi romanzi del nostro dopoguerra, Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino o anche Una questione privata di Beppe Fenoglio, che ho adorato), ma nessun autore tranne McEwan è stato capace di farmi lanciare un grido di paura e di orrore (quando ho letto Cortesie per gli ospiti). Un grido di fronte a un mucchio di fogli stampati: è una cosa che non si verifica facilmente. E non si è trattata di un’esperienza da horror; Stephen King (del quale ho letto un solo romanzo e che non fa per me) non c’entra niente. L’emozione che ho provato è stata profonda: l’autore è riuscito a comunicare con il nucleo della mia umanità e a farmi vedere che cosa può succedere se questa viene offesa e ferita. E di conseguenza dalla lettura sono riemersa con una maggior consapevolezza del mio senso di umanità. Questo è un grande scrittore.

La sensibilità di Rita, che ci ha conquistato e che da ora in poi sarà amica di InOut (speriamo scriva qualcosa per noi!) è confermata dall’indicazione che mi ha regalato della sua poesia preferita…
Sulla porta della mia camera da letto è attaccato un vecchissimo foglio di carta con una poesia scritta a macchina prima che inventassero i pc. Me la sono portata dietro casa per casa, fin da quando ero un’adolescente. Ci avevo trascritto, non so più da dove, un breve componimento della poetessa giapponese Kazuko Shiraishi: “Il giocatore di pallone”. Eccolo:

E’ un giocatore di football
Calcia un pallone, ogni giorno calcia un pallone
Un giorno
Calciò l’amore alto nel cielo
E vi rimase
Perché non ricadde giù
La gente pensò che fosse il sole
La luna o una nuova stella

Dentro di me
Un pallone che non viene mai giù
Rimane sospeso nel cielo
Potete vedere che diventa fiamma
Diventa sole
Diventa una stella.

Annalisa Stancanelli, InOut, novembre 2009

 

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