Verità

La sorella di Mozart era geniale quanto lui?

Charmontelle

Nessuno darà mai una risposta definitiva a questa domanda. I biografi di Mozart che nominano Nannerl, sua sorella, danno generalmente per scontato che fosse piuttosto brava a suonare, ma che non fosse assolutamente in grado di comporre. Io mi chiedo come si possa pretendere di valutare un’attitudine che non ha avuto la possibilità di esprimersi: come un seme che non trova un terreno sul quale attecchire, non diverrà mai una pianta.

Sul talento musicale di Nannerl Mozart abbiamo poche certezze, ma significative. Sappiamo che era considerata una virtuosa della tastiera; da bambina, si esibiva in coppia con Wolfgang nelle tournées internazionali organizzate da Leopold Mozart, il padre, e inizialmente, negli annunci dei concerti e negli articoli dei giornali, era lei ad essere nominata – e lodata – per prima. Così scrisse il giornale Augsburger Intelligenz- Zettel il 19 maggio 1763:

Immaginate una fanciulla di undici anni che interpreti al clavicembalo le sonate e i concerti più difficili dei più grandi Maestri, con la massima chiarezza, con indicibile leggerezza e abilità e un grande gusto. Ciò destò in molti grande meraviglia.

In una lettera all’amico di famiglia Lorenz Hagenauer, scritta il 21 giugno 1763 da Monaco, Leopold Mozart riferì che il principe elettore di Baviera Massimiliano III Giuseppe si era detto molto rammaricato per non aver potuto ascoltare Nannerl in concerto:

Il principe ha detto due volte che gli era dispiaciuto di non aver ascoltato la fanciulla: poiché, quando eravamo a Nymphenburg, il tempo per suonare era stato troppo breve. In effetti la maggior parte dello spazio è stata presa da Wolfgang, che ha suonato da solo […]. Nannerl ebbe i più grandi applausi dopo aver suonato, sia da parte del principe che del duca. Entrambi, congedandoci, ci invitarono a tornare molto presto.

Pochi mesi dopo, a Parigi (il 1 dicembre 1763), ecco quel che riportò il barone Friedrich Melchior von Grimm nella “Correspondance littéraire, philosophique et critique” – un periodico destinato a tenere informati gli aristocratici sugli eventi culturali della capitale:

I veri prodigi sono rari, perciò è opportuno parlarne, quando si ha l’occasione di vederne uno. Un maestro di cappella di Salisburgo, di nome Mozart, è appena giunto qui con i suoi due graziosissimi bambini. La figlia, di undici anni, suona stupendamente il clavicembalo ed esegue i brani più lunghi e difficili con una precisione impressionante.

In una lettera alla signora Hagenauer del 1 febbraio 1764, sempre da Parigi, Leopold scrisse ancora:

Mia figlia suona i pezzi più difficili di Schobert, Eckard e altri autori, e interpreta le composizioni di Eckard, che sono le più delicate, con una precisione incredibile. Per questo, l’infame Schobert non è riuscito a nascondere la sua invidia e si è coperto di ridicolo davanti al signor Eckard, che è un onest’uomo, e anche davanti ad altre persone.

Nannerl bambina

Per inciso, Johann Gottfried Eckard (1735-1809) e Johann Schobert (1740?-1767), compositori tedeschi, erano due beniamini dei salotti parigini. Si ignora la ragione per la quale Leopold provasse tanto astio per Schobert.

Ci sono, in sostanza, diverse lettere nelle quali il padre di famiglia si vanta del virtuosismo di sua figlia alla tastiera e delle lodi che ne riceve. Le certezze più rilevanti sul talento della giovane musicista provengono, però, dalla corrispondenza giovanile dello stesso Mozart. In una lettera da Bologna del 24 marzo 1770, Wolfgang apostrofò Nannerl: “Oh, mia lavoratrice!” – perché lei gli aveva inviato la copia “rubata” di alcuni minuetti di Michael Haydn, che aveva cioè tranquillamente trascritto a memoria al termine di un concerto. In seguito, da Napoli, il 19 maggio, lui le scrisse ancora:

Il dodicesimo minuetto di Haydn che mi hai mandato mi piace moltissimo; il basso continuo poi l’hai composto in modo impareggiabile, senza il minimo errore. Ti prego, cerca di fare più spesso queste cose.

Probabilmente incoraggiata da lodi così affettuose, Nannerl si cimentò nella composizione di un Lied e lo spedì al fratello per averne un parere. Da Roma, il 7 luglio 1770, lui le rispose:

Cara sorella mia! Sono rimasto stupefatto nello scoprire che sai comporre in modo così grazioso. In una parola, il tuo Lied è bello. Cerca di scrivere più spesso.

Nannerl adulta

Purtroppo non sappiamo che fine abbia fatto quel Lied, e se Nannerl abbia ascoltato le esortazioni del fratello e composto dell’altro; ma possiamo ritenere tranquil- lamente di no, poiché scrivere musica che nessuno mai potrà suonare demotiverebbe il più determinato degli ingegni. Inoltre, è difficile pensare che Nannerl avesse cognizioni specifiche nel campo della composizione: istruirla per una carriera che mai avrebbe potuto intraprendere sarebbe stata, dal punto di vista di suo padre, una sciocchezza. Molto più sensato, una volta cresciuta e quindi non più ‘spendibile’ come bambina prodigio, farne un’insegnante di cembalo, in modo che il denaro da lei guadagnato andasse a rimpolpare le casse dell’impresa familiare e finanziare i viaggi di studio e promozione artistica del figlio maschio. Naturalmente Nannerl continuò a suonare in pubblico, ma in prevalenza – e non a caso – le composizioni di suo fratello.

In conclusione, possiamo essere certi soprattutto di una cosa: per via delle circostanze, il talento musicale di Nannerl Mozart, di qualunque portata fosse, gradualmente, nel corso degli anni, si inaridì e andò sprecato.

 


 

Estratto da un saggio da me curato per l’Accademia Filarmonica di Bologna, pubblicato da Pàtron editore all’interno del volume Un anno per tre filarmonici di rango: Perti, Martini e Mozart, a cura di Piero Mioli.

 

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