La sorella di Mozart

E’ un romanzo: come tale si presenta e come tale procede spesso dando libero sfogo alla fantasia; ma è anche storia, cronaca, verità, e quando non è vero è verosimile o comunque credibile. All’autrice, che ha studiato pianoforte e ha cantato in teatro ma è anche giornalista e sceneggiatrice televisiva, non sembrava possibile che dei due figlioletti del musicista Leopold Mozart l’uno fosse un genio sommo e l’altra una nullità della musica. Fatta salva la grandezza di Wolfgang Amadeus, non era giusto che la vicenda umana e artistica di Maria Anna detta Nannerl (Salisburgo 1751-1829) si limitasse alle solite notizie sull’insegnamento del pianoforte nel grigiore della città natale nonché a un matrimonio imposto dal padre: di qui, senza mai offendere una realtà fissata nei documenti e resa nota grazie alla fortuna anche biografica del fratello, la Charbonnier ha raccontato una lunga vita fatta di delusioni, inganni, ostacoli sia musicali che sentimentali: e ha dimostrato come la donna dell’epoca (e del prima e del poi) fosse impossibilitata a esprimersi in musica se non nell’ambito del teatro, cantando sui palcoscenici (e magari incorrendo in censure morali d’ogni sorta).

Leopold, che fece studiare e lavorare il maschio fino a farlo ammalare, impediva alla femmina di suonare il violino (strumento da uomini), non le insegnava il contrappunto (appreso un po’, invece, origliando alla porta delle lezioni del fratello), e quando la volle escludere dall’ambito viaggio in Italia le regalò quel magnifico pianoforte che altrimenti non le avrebbe mai destinato. Il romanzo è scritto bene, accattivante, ora serio e ora faceto (si veda l’incontro con la regina di Francia, vecchia e malconcia ma sensibile e sorniona), e non lascia nulla al caso, alle escursioni della fantasia, sempre raccogliendo le fila della narrazione con sapienti sintesi finali che sembrano quasi concertati d’opera.

Piero Mioli, Rassegna Melodrammatica, settembre 2006

 

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