Amadeus era suo fratello

Non è un fatto raro che familiari di artisti – seppure a loro volta molto dotati – vengano penalizzati dal valore preponderante dei geni di casa. Questo è anche il caso di Maria Anna Walburga Ignatia Mozart, l’estrosa Nannerl di cui ci narra Rita Charbonnier nella sua opera prima La sorella di Mozart. Il bel romanzo fresco di stampa, uscito veramente a proposito, proprio in occasione dei duecentocinquant’anni della nascita di Mozart, è destinato ad interessare i lettori di biografie romanzate e gli appassionati di musica.

L’autrice vanta un’esperienza musicale di grande livello come attrice e cantante in Italia e all’estero; ha sceneggiato inoltre per la Rai e per Mediaset opere di successo. Giornalista di spettacolo, si era già occupata di Nannerl Mozart con un soggetto cinematografico per cui ha vinto la Film Story Competition di “Euroscript”.

Quindi, l’attento interesse della Charbonnier per la sorella del più noto fratello Wolfgang Amadeus, ha un’origine antica che, maturata nel tempo, ha saputo regalarci pagine di vivida suggestione, introducendoci nel milieu di un’epoca in cui la donna era sottomessa e condannata ad un ingiusto sacrificio anche della propria valenza artistica e della propria identità. Molto si sa di Mozart, anche se intorno alla sua morte aleggia ancora un’aura di mistero (malattia, vendetta, avvelenamento?), poco della sorella, a sua volta dotata di notevolissime doti musicali, pianista di rara qualità e compositrice di musica vocale, sfortunatamente non giunta fino a noi. Sotto la guida rigida dell’inesorabile padre Leopold, i due bambini prodigio si sono esibiti in tutte le più importanti corti d’Europa; ma poi, intorno a Nannerl è caduto il silenzio. Merito quindi della scrittrice quello di riportarci una vibrante figura femminile del Settecento con l’ausilio delle poche lettere e degli esigui documenti che le è stato possibile reperire e consultare. Se la sua scrittura non ha quindi il rigore scientifico di una biografia strettamente storica, acquisisce la grazia letteraria di suture improntate alla verosimiglianza. E Nannerl, nata qualche anno prima del fratello, ci appare mortificata dalla schiacciante preferenza di Leopold, a sua volta violinista di qualità, per il figlio maschio, il genio di casa. A lei non è permesso suonare il violino, studiare il latino, comporre musica: cose disdicevoli, agli occhi bigotti del padre, per una ragazza. Ma la nostra intrepida fanciulla spesso disubbidisce, con l’ausilio di Wolfgang, che negli anni dell’infanzia le è molto vicino e con il quale ha una complicità veramente affettuosa.

Due importanti amori occuperanno il suo cuore; il caso vuole per due vedovi più anziani di lei. La sua prima passione (e la Charbonnier riproduce un carteggio, riteniamo per buona parte apocrifo e ricomposto dalla sua penna) si accende per un maggiore dell’esercito, Armand, padre di Victoria, la sua allieva prediletta di pianoforte. Proprio a causa di questa fanciulla sembra sia avvenuta la rottura con Wolfgang che – sedotta la ragazza – l’ha abbandonata per rincorrere la gloria viennese. Qui non sappiamo se l’autrice si sia lasciata prendere la mano dallo spirito del feuilleton, o se abbia avuto prove certe dei fatti, comunque la rottura tra i fratelli non è invenzione. E si sa che, solo dopo la morte del compositore del “Flauto magico” e del “Don Giovanni”, Nannerl che nel frattempo si era maritata con un ricco barone, un po’ come nelle favole a lieto fine, si è riconciliata con la memoria del genio di casa, dando un contributo di notevole importanza alla promozione della figura di Mozart, collaborando con i suoi biografi, autenticando le sue composizioni e curandone la pubblicazione.

Pagine, quelle della Charbonnier, che sanno offrirci non solo la vita di un’eroina appassionata e appassionante, ma anche un viaggio negli usi settecenteschi, rivisitati in un’ottica squisitamente femminile.

Grazia Giordani, L’Arena, 11 febbraio 2006

 

su