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Rita Charbonnier ::: Domande e risposte - La strana giornata di Alexandre Dumas

Con quale Alexandre Dumas abbiamo a che fare: il padre o il figlio?

Il padre: l’autore de I tre moschettieri, Il conte di Montecristo e molti altri celebri romanzi.

E’ lui il protagonista del tuo romanzo?

E’ senz’altro il personaggio maschile più importante. Ma la figura centrale è quella di una donna, anche lei realmente esistita: Maria Stella Petronilla Chiappini, nata a Modigliana, in Romagna, nel 1773 e morta a Parigi nel 1843. Maria Stella riesce a ottenere un appuntamento con Dumas, con la scusa di fargli l’oroscopo per l’anno a venire; ma il suo vero scopo è raccontargli la storia della propria vita e indurlo a scrivere un romanzo su di lei.

E perché Dumas dovrebbe scrivere questo libro?

Perché quella di Maria Stella è una storia perfetta per un feuilleton. Oggi la ricordano in pochi, ma nel primo ’800 questa signora era molto famosa; era una delle donne più ricche e potenti d’Europa. Quando era all’apice della sua fortuna, venne a sapere di essere stata allevata da una coppia di coniugi che non erano i suoi veri genitori. Fece indagini, scoprì di essere stata scambiata nella culla, lei di nobili origini, con un neonato di vile condizione, e soprattutto scoprì che quel neonato era diventato re dei Francesi.

Il tuo romanzo racconta quindi una storia vera?

Assolutamente sì. Sul baratto di neonati, e sulla presunta illegittimità di Luigi Filippo I, re dei Francesi dal 1830 al 1848, sono stati versati fiumi d’inchiostro e si sono svolte numerose indagini. Ai suoi tempi, molti lo ritenevano un impostore e lo chiamavano con disprezzo “Re Chiappini”. I discendenti di Maria Stella sperano tuttora di riuscire a provare il baratto.

Alexandre Dumas ha conosciuto veramente Maria Stella?

Nei Mémoires, Dumas parla a lungo dell’eccentrica signora: espone nei particolari la vicenda del baratto di neonati, dice dove Maria Stella abitava a Parigi, negli ultimi anni, e parla anche delle sue abitudini quotidiane. Inoltre, racconta di essere stato coinvolto personalmente nel grande scandalo che lei sollevò. Quand’era un giovane copista nella cancelleria del duca di Orléans si ritrovò a scrivere, sotto dettatura del duca in persona, il documento ufficiale che screditava la tesi di Maria Stella.

Che cosa ti ha spinto a occuparti di questa vicenda?

Ero ancora al lavoro sul mio primo romanzo e facevo ricerche in una biblioteca, quando nello sfogliare una vecchia enciclopedia incontrai con lo sguardo una voce su una cantante d’opera. Era lei: poiché Maria Stella, da ragazza, si esibì in teatro a Firenze. L’idea di raccontare il mondo dell’opera, con i suoi divi, le sue eccentricità e le sue passioni, mi affascinò; ma ancor più mi colpì la questione dello scambio nella culla. Credo che scoprire, una volta adulti, di non essere figli dei propri genitori sia uno choc in grado di far vacillare la personalità di chiunque. Siamo figli di chi ci genera o di chi ci alleva? Se fossimo stati allevati da qualcun altro, saremmo persone diverse? Questi sono gli interrogativi alla base del romanzo.

Ci sono altre ragioni per le quali hai associato alla figura di Maria Stella quella di Alexandre Dumas?

Ho sempre amato Dumas, e non solo come scrittore. Credo fosse un uomo eccezionale. Ebbe una vita ancor più romanzesca di quelle dei suoi personaggi. Visse in un’epoca di grandi fermenti politici e in un ambiente culturalmente straordinario, fatto di confronto, scambio, sana competizione tra artisti magnifici. Inoltre fui colpita da una quasi-coincidenza: Maria Stella morì nel 1843 e l’anno successivo uscirono sia I tre moschettieri che Il conte di Montecristo. Mi pareva anche che questi due individui, così diversi, avessero alcuni tratti comuni. Entrambi hanno una storia familiare insolita. I nonni paterni di Dumas erano un marchese francese, militare in servizio nelle colonie, e una schiava di colore con la quale lui visse more uxorio. Dumas era il cognome di quella schiava, e anche Maria Stella cercò di cambiare il proprio cognome, assumendo quello dei genitori naturali.

Le parti tra Dumas e Maria Stella sono scritte quasi interamente in forma di dialogo. Perché hai scelto questa soluzione?

Non ho mai avuto in mente un’alternativa. Fin dall’inizio ho pensato che i due non avrebbero potuto far altro che parlare, scherzare, bisticciare. Il Dumas che conosciamo nel romanzo è un uomo alla vigilia della grande espansione: non ha ancora conosciuto il successo planetario, non ha guadagnato milioni, non si è comprato il castello di Montecristo. Di fronte a lui c’è una vecchia signora stramba che vuole piegarlo ai propri scopi e insieme infondergli fiducia. A lui piacciono moltissimo le donne e a lei sono piaciuti molto gli uomini, ma la differenza d’età rende impensabile qualunque contatto. Lei lo ammira; lui la trova supponente e un po’ matta, ma ne è affascinato e divertito. In queste condizioni, e con le limitazioni dell’epoca e del galateo, che cosa avrebbero potuto fare, questi due, se non conversare con spirito, con acume, con ironia?

Maria Stella fa l’oroscopo a Dumas. Qual è il ruolo dell’astrologia nella storia?

Ho immaginato il tema natale dell’individuo, o “mappa astrologica”, come una rappresentazione simbolica del patrimonio genetico. Secondo una certa scuola di pensiero (capeggiata dal biologo inglese Richard Dawkins) la nostra personalità, le nostre attitudini e in qualche modo il nostro destino sono determinati dalla genetica; l’arricchimento dell’esperienza ha un ruolo piuttosto marginale. Secondo gli astrologi, in modo non dissimile, è la configurazione dei pianeti nel momento della nascita a determinare la nostra personalità, le nostre attitudini e il nostro destino. Se poi c’è di mezzo uno scambio di neonati, e quindi ognuno dei due cresce in un ambiente che in teoria non dovrebbe appartenergli, la questione si fa più interessante. L’astrologia nel romanzo è quindi un modo per parlare di destino, di autodeterminazione, e del ruolo delle circostanze.

Ci sono dei collegamenti tra il tuo primo romanzo e questo?

Diverse persone mi hanno chiesto se stavolta avrei raccontato la storia della zia o della nonna di Mozart… se mi sarei occupata della sorella di Mendelssohn, Fanny, o magari di Clara Schumann; oppure, se il nuovo romanzo sarebbe stato il seguito del precedente. Non è così, naturalmente. Le due storie si svolgono in epoche sovrapponibili solo in parte, e i temi centrali sono diversi. Però dei collegamenti in effetti ci sono: alcuni personaggi de La sorella di Mozart compaiono anche ne La strana giornata di Alexandre Dumas: prima di tutto Mozart, poi Victoria e anche un certo Bencini, mercante di spartiti e insegnante di musica.

Potranno essere aggiunte nuove domande su richiesta dei lettori. Se hai qualche curiosità da soddisfare, mandami un messaggio. Grazie.

 

 

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