Charbonnier Rita: La strana giornata di Alexandre Dumas

— Elena Monopoli, Italica di Rai Internazionale, luglio 2010

 

In inglese viene usata l’espressione “suspenseful page-turner” per quei romanzi ai quali si resta incollati dalla prima pagina e non si ha pace finché non si arriva all’ultima. E poco importa se si sa già come va a finire. È quello che accade con La strana giornata di Alexandre Dumas, opera seconda della vicentina Rita Charbonnier.

Ecco l’incipit. Parigi, autunno 1843. Alexandre Dumas ha quarant’anni, è un acclamato drammaturgo e si sente destinato a imprese letterarie più appaganti per il suo talento e per la sua ambizione. Per sapere cosa gli riserva l’avvenire decide di consultare un’astrologa. Ma chi è davvero l’anziana signora che Dumas incontra? A guardare bene, più che una veggente, la donna sembra un’aristocratica un po’ eccentrica. Perché questa sconosciuta ha attirato lo scrittore nel suo bell’appartamento in Rue de Rivoli con il pretesto di leggergli il futuro?

Considerata l’età della signora, l’avventura galante è da escludere. Ma non quella intellettuale. Per un’intera giornata Dumas ascolterà la donna misteriosa raccontargli una storia degna di un romanzo: la propria. La sedicente indovina sostiene di essere una Orléans, scambiata al momento della nascita con un neonato di vile condizione e italiano. Settanta anni dopo quel neonato è diventato Luigi Filippo I, duca di Orléans e re dei Francesi. Ma non è per rivendicare titoli che la donna racconta a Dumas la sua storia. Allo scrittore chiede di trasformarla in romanzo.

Pronunciare il nome di Alexandre Dumas, il maestro del feuilleton, in un romanzo come La strana giornata di Alexandre Dumas che sfoggia i topoi di questo genere letterario (ribaltamento di destini, nobiltà e miseria, bellezza e squallore, menzogne e sortilegi) può significare almeno due cose: che il romanziere è un temerario o che ha un asso nella manica. Nel caso di Rita Charbonnier, autrice de La strana giornata, sono vere entrambe le cose. Di sicuro la scrittrice ha avuto un bel coraggio, ma va detto anche che aveva in mano una carta vincente e non di poco conto: la protagonista del suo romanzo, ovvero Maria Stella Petronilla Chiappini.

Anche se oggi il suo nome suona sconosciuto ai più, l’eroina della storia di Charbonnier è una donna realmente esistita, nata a Modigliana, in Romagna, nel 1773 e morta a Parigi nel 1843. Signora tra le più ricche e potenti nell’Europa di inizio Ottocento, Maria Stella quando scoprì di essere stata scambiata nella culla, lei di nobili origini, con un neonato di vile condizione, e soprattutto che quel neonato era diventato re dei Francesi, sollevò uno scandalo che sconvolse il trono di San Luigi. Pubblicò anche la propria autobiografia (ora disponibile in Rete), ma non approdò a nulla. Si potrebbe aggiungere: ovviamente.

Ha raccontato Charbonnier che il suo incontro con Maria Stella è avvenuto per caso, durante le ricerche relative al suo primo romanzo ( La sorella di Mozart ), sfogliando una vecchia enciclopedia che la menzionava come cantante d’opera. A conquistare definitivamente la scrittrice è stata però la vicenda del baratto di neonati di cui Maria Stella era stata protagonista. Su questo scambio di culle, Charbonnier ha costruito un solido e godibilissimo feuilleton. Ma dietro le sembianze del romanzo d’appendice si cela anche altro.

Credo che scoprire, una volta adulti, di non essere figli dei propri genitori sia uno choc in grado di far vacillare la personalità di chiunque. Siamo figli di chi ci genera o di chi ci alleva? Se fossimo stati allevati da qualcun altro, saremmo persone diverse? Questi sono gli interrogativi alla base del romanzo.

Così ha dichiarato Charbonnier, che attraverso il personaggio di Maria Stella ci offre il ritratto di una vita animata da una passione più grande di ogni altra: riuscire a capire, e ad essere, se stessi. E in tutto questo Dumas che c’entra? Il fatto è che Alexandre Dumas ebbe un vero contatto con la vera Maria Stella. Nei suoi Mémoires, lo scrittore parla diffusamente di quel baratto di neonati, affermando di essere stato proprio lui, giovane copista presso la cancelleria del duca di Orléans, a scrivere sotto dettatura il documento ufficiale che contestava la tesi dell’italiana.

Ma al di là della verità storica, resta il fatto (e in questo risiede il coraggio di Charbonnier) che il più grande narratore di avventure non poteva mancare l’appuntamento con l’avventurosa storia di Maria Stella. Non esiste infatti avventura più grande della scoperta di se stessi. Ci vogliono coraggio, tempo e una pazienza infinita per scoprire chi siamo veramente. Ancor più ce ne vogliono per riconoscersi nell’esito di quella scoperta. E l’autore de Il conte di Montecristo tutto questo lo sapeva bene.

Elena Monopoli, portale Italica di Rai Internazionale, luglio 2010

 

 

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